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La figura del consulente tecnico d'ufficio

La figura del consulente tecnico d'ufficio - STUDIO GIANNINI
Molte sono le cause in cui il giudice si affida ad un esperto per risolvere questioni vertenti su materie che esulano dalla sua esperienza.
Infatti quando il giudice non possiede le conoscenze tecniche sufficienti, può avvalersi, per il compito di singoli atti o per tutto il processo, dell’ausilio di uno o più consulenti di particolare competenza tecnica.
I consulenti devono pertanto essere persone particolarmente esperte in una determinata arte o professione ed in generale idonee al compimento di atti che, per la loro difficoltà tecnica, il giudice non è in grado di compiere.
Il consulente deve agire con la necessaria professionalità. Deve pertanto procedere ad una analisi degli elementi disponibili, a cui segue una loro valutazione, per poi compiere i vari accertamenti e giungere così alla formazione del giudizio finale a mezzo di relazione scritta.
In base al codice di procedura civile, la consulenza tecnica è da considerarsi come un mezzo di controllo della prova affidata ad un esperto del settore oggetto del procedimento. Ciò significa che la valutazione degli aspetti probatori spetta la giudice istruttore che è libero di discostarsi dal giudizio del CTU, anche se nella realtà dei fatti la relazione del consulente costituisce un elemento determinante per la sentenza.
La consulenza tecnica è uno strumento per esporre in maniera semplice e chiara argomenti incomprensibili a coloro che la richiedono per massimizzare i risultati della loro attività.
L’intervento del consulente tecnico può essere inoltre richiesto quando una parte, avendo urgenza di far verificare, prima del giudizio, lo stato dei luoghi o la qualità o la condizione di cose, chiede che sia disposto un accertamento tecnico o una ispezione giudiziale.
La scelta dei consulenti tecnici d’ufficio viene fatta tra le persone iscritte in Albi speciali formati a norma di legge e più precisamente fra gli iscritti nell’Albo del Tribunale competente per circoscrizione.

 

l'attività del consulente tecnico di ufficio

l'attività del consulente tecnico di ufficio - STUDIO GIANNINI

Vediamo ora nello specifico quali sono le attività del CTU nell’ambito di un processo.

In primo luogo il consulente tecnico assiste alle udienze alle quali è invitato dal giudice istruttore; compie, anche fuori della circoscrizione giudiziaria, le indagini di cui all’art. 62, da sé solo o insieme col giudice secondo quanto questi dispone. Può essere autorizzato a domandare chiarimenti alle parti, ad assumere informazioni da terzi e ad eseguire piante, calchi e rilievi.
Anche quando il giudice dispone che il consulente compia indagini da sé solo, le parti possono intervenire alle operazioni in persona o a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei difensori, e posso presentare al consulente, per iscritto o a voce, osservazioni e istanze.
Pertanto il giudice istruttore si avvale della consulenza tecnica per accertare determinati fatti ritenuti essenziali ai fini del proseguimento della causa. La consulenza tecnica non può essere invece disposta per accertare elementi meramente fattuali, ovvero quelli che le parti avrebbero potuto autonomamente dimostrare.
La consulenza tecnica è infatti uno strumento necessario attraverso il quale si espongono in maniera chiara e semplice elementi incomprensibili alle persone che la richiedono, ed è uno strumento che permette al giudice di accertare i fatti che non risultano in modo evidente.
La decisione adottata dal giudice in conformità con il parere del CTU non deve essere motivata; al contrario, qualora si discosti da tale consulenza, il giudice è tenuto a dare ampie motivazioni circa la sua opinione riportando, talora, anche i risultati di un’altra indagine, condotta sempre con i requisiti di una particolare competenza tecnica.
Il CTU può raccogliere tutti gli elementi e le informazioni necessarie unicamente per rispondere ai quesiti espressamente posti dal giudice, limitandosi ad elementi esclusivamente tecnici e di sua competenza.
Può altresì assumere informazioni da terzi ed avvalersi di documenti non prodotti in causa per trarne fatti accessori, squisitamente tecnici, ma non anche per estrapolare elementi sostanziali che, in quanto posti direttamente a fondamento dei quesiti e delle eccezioni delle parti, devono essere da queste provati. Tali elementi accessori possono essere utilizzati dal giudice qualora il CTU abbia avuto cura di inserirli nella sua relazione finale.
Il CTU può essere aiutato nella sua attività da collaboratori, purché faccia proprie, e ponga sotto la sua responsabilità, le conclusioni dell’esperto da lui nominato.
Quando lo ritiene opportuno il presidente del tribunale invita il CTU ad assistere alla discussione davanti al collegio e ad esperire il suo parere in camera di consiglio in presenza delle parti, quali possono chiarire le loro ragioni per mezzo dei difensori.
 
Inizio delle operazioni peritali e processo verbale
Oltre a nominare il CTU, il giudice con la sua ordinanza determina anche l’inizio dell’attività del consulente.
All’inizio delle operazioni peritali, che devono avvenire nel tempo e nel luogo stabiliti dal giudice istruttore o dal CTU, possono partecipare:
- Le parti ed i lori procuratori;
- I consulenti tecnici di parte;
dell’inizio delle indagini o degli esperimenti o degli elaborati peritali, è consigliabile che il CTU rediga il verbale, indicando i comparenti, il luogo e il tempo (qualora non risultino dal verbale di udienza) ed i lavori che vengono eseguiti, ed elencando la documentazione che gli viene fornita.
Il verbale, redatto dal CTU in presenza del giudice istruttore, costituisce atto pubblico, in quanto lo stesso CTU ricopre il ruolo di pubblico ufficiale; ne consegue che la redazione del verbale non è necessaria (ma sempre consigliabile) quando le operazioni del consulente tecnico sono compiute senza la presenza del giudice. In questa ultima ipotesi è sufficiente che il CTU rediga una relazione scritta, dove inserisca anche le osservazioni e le istanze delle parti.
Eventuali aggiunte, soppressioni o modificazioni devono essere fatte in calce all’atto, con apposita nota di richiamo.

Se al CTU vengono sottoposti documenti o registri non prodotti in causa, di essi non si può farne menzione senza il preventivo consenso di tutte le parti; se vengono consegnate al CTU degli scritti contenenti osservazioni e istanze di parte defensionale, questi deve darne comunicazioni alle parti avverse fornendo copia degli stessi documenti ricevuti.
L’omissione di avviso alle parti in causa sull’inizio delle operazioni peritali, può essere motivo di nullità della perizia.
Non sussiste obbligo per il CTU di comunicare la data e il luogo dell’inizio delle operazioni peritali quando tali dati risultano dal verbale di udienza, ritenendo in tal modo che le parti ne siano a conoscenza.
Allo stesso modo l’obbligo di avvisare le parti non sussiste per le operazioni peritali svolte oltre la fase iniziale e per ogni singola indagine presumendo che tali dati risultino sempre dal verbale d’udienza, tranne nel caso in cui il CTU rinvii le operazioni a data da destinarsi e poi riprenda. In quest’ultimo caso, il CTU deve comunicare ritualmente alle parti la data, ora e luogo della ripresa delle operazioni stesse.
 
Accertamenti ed indagini
Il CTU incaricato, dopo il formale giuramento, studia attentamente i fascicoli delle parti per trarne elementi utili e per vedere quali documenti necessari deve ancora chiedere loro. Deve quindi effettuare una serie di riunioni e di sopralluoghi per acquisire le informazioni necessarie atte alla risoluzione dei quesiti posti dal giudice e per constatare visivamente quanto appreso nei fascicoli delle parti.
In quest’occasione, tenterà di trovare un accordo tra le parti, anche se su di lui non grava alcun obbligo in tal senso. Nel contempo inizia le proprie indagini presso gli uffici competenti (ufficio tecnico del comune, ufficio erariale, ecc, a seconda dei casi) al fine di accertare quegli elementi indispensabili per la giusta valutazione dell’argomento in questione.
Le operazioni di accertamento condotte presso i pubblici uffici devono essere preventivamente autorizzate dal magistrato. Il CTU pertanto chiederà, con istanza scritta e motivata, l’autorizzazione che non sia già contemplata nel mandato conferitogli e porterà con sé la copia conforme all’ordinanza pronunciata dal magistrato, per presentarla ai funzionari degli uffici presso cui dovrà svolgere le proprie indagini.
Le informazioni così raccolte possono essere riferite al giudice istruttore in qualsiasi momento e dovranno essere riportate nella relazione finale, al fine di rendere partecipi le parti dei risultati ottenuti.
Il CTU, quando ritiene di aver raccolto tutte le informazioni necessarie per poter rispondere ai quesiti formulatigli dal magistrato, dichiara definitivamente concluse le operazioni di accesso ai luoghi e concede ai consulenti delle parti un termine per la redazione di loro eventuali note.
Le parti ed i loro difensori (tecnici e legali) hanno infatti la facoltà di far mettere a verbale dal CTU i rilievi che essi vogliono produrre per tutelare i loro interessi.
Non possono invece contestare i metodi utilizzati dal consulente tecnico d’ufficio né i quesiti posti dal giudice istruttore.
Se, durante lo svolgimento delle funzioni che il CTU compie senza l’intervento del giudice, sorgessero questioni sui poteri e sui limiti dell’incarico conferito al consulente stesso, questi deve informare il giudice. Qualora la parte interessata provveda, con ricorso, ad informare essa stessa il giudice sull’insorgere di tali questioni, l’attività che il consulente stesso sta svolgendo non viene sospesa.
Il giudice, dopo aver sentito le parti, prenderà gli opportuni provvedimenti, ed ha sempre la facoltà di disporre la rinnovazione delle indagini e, per gravi motivi, la sostituzione del consulente tecnico.
In tal caso deve motivare la sua decisione e tra i motivi di sostituzione rientra anche il ritardo nel deposito della relazione finale.
 
Comunicazioni alle parti
Il CTU autorizzato a compiere le indagini senza la presenza del giudice, deve dare comunicazione alle parti del giorno, ora e luogo (città, via e numero civico) di inizio delle operazioni, con dichiarazione inserita nel processo verbale d’udienza o con biglietto a mezzo del cancelliere; la mancanza di tale comunicazione – per la quale non è prevista sanzione alcuna – non produce nullità delle operazioni ex art. 156 cpc qualora le parti siano state comunque messe in condizione di assistere alle indagini e svolgere attività difensiva.
L’obbligo di comunicazione non riguarda le operazioni successive poiché sono le parti che hanno l’onere di informarsi su di esse per potervi partecipare; ma se il CTU rimanda le operazioni a data da destinarsi e successivamente le riprende egli ha l’obbligo di avvertire nuovamente le parti.
E’ necessario il consulente di parte sia tempestivamente avvertito delle indagini preannunciate, ma le parti – che hanno la facoltà di intervenire alle indagini del CTU a mezzo dei propri consulenti tecnici – possono non avvalersi della facoltà di controllo autorizzando il CTU all’immediato inizio delle operazioni.
La nullità della C.T.U. per la mancata comunicazione alle parti della data di inizio delle operazioni deve essere eccepita, a pena di decadenza, nella prima udienza, istanza o difesa successiva al deposito della relazione.
L’inosservanza da parte del CTU quando riprende le operazioni peritali interrotte, del dovere di avvertire le parti, determina la nullità relativa alla consulenza (sanata ove non dedotta nella prima difesa o nell’udienza successiva) solo se abbia effettivamente pregiudicato il diritto di difesa.
Il CTU non è tenuto ad avvertire la parte contumace dell’inizio delle operazioni peritali.
Il CTU non ha l’obbligo di dare comunicazione alle parti della richiesta eventuale di chiarimenti, pur scritti (è irrilevante che vengano depositati oltre il termine indicato dal giudice) che gli sia stata inoltrata circa le operazioni già effettuate.
 
Collaboratori del CTU
Per particolari indagini tecniche che esulino dalla propria competenza il CTU può ricorrere – anche senza preventiva autorizzazione del giudice – all’opera di un esperto con particolare specializzazione professionale, anche per l’acquisizione di elementi da vagliare e trasformare nella propria relazione, assumendo al riguardo ogni responsabilità morale e scientifica.
Le attività dell’esperto devono svolgersi nel rispetto delle regole del contraddittorio con la presenza delle parti tempestivamente avvertite e in modo che il consulente tecnico di parte, anche non avvertito, sia messo in condizione di controllare le indagini dell’esperto e di esprimere le proprie osservazioni.
 
Attività del CTU
Nessuna nullità della C.T.U. deve ritenersi comminata dalla legge per il fatto che il consulente ometta di trascrivere le osservazioni formulate dalle parti o dai loro consulenti, occorrendo solo che tali osservazioni siano state tenute presenti.
L’attività del CTU è limitata alle sole questioni risolubili con particolari conoscenze tecniche ma non può estendersi fino all’interpretazione e valutazione di prove documentali (per esprimere un giudizio che è invece riservato al giudice).
Il giudice, a conclusione di una ispezione giudiziale svolta con la continua assistenza di un CTU appositamente nominato – durante la quale, con l’ausilio del CTU che previo suo giuramento, abbia eseguito i rilievi tecnici e compiuto esperimenti – può dare incarico al CTU stesso di rielaborare, coordinare e valutare gli elementi già raccolti od anche di procedere, senza la presenza di esso giudice, ad una più dettagliata osservazione e descrizione dei medesimi senza che tale ulteriore attività del CTU costituisca inizio di operazioni di accertamento tecnico.
Le attività svolte per l’acquisizione di elementi da pubblici registri accessibili a tutti (come da uffici del Genio Civile) possono essere svolte dal CTU senza darne comunicazione alle parti e anche dopo il completamento delle operazioni peritali purché non costituiscano vere e proprie attività tecniche.
Il perito può richiedere notizie all’imputato, alla persona colpita dal reato o ad altri; pertanto non gli si può ritenere interdetta la visione di atti processuali nei quali dette notizie sono già state raccolte ad iniziativa della polizia giudiziaria o del PM.
Le informazioni che il CTU – anche senza preventiva autorizzazione del giudice – può chiedere a terzi riguardo a fatti commessi con l’incarico ricevuto possono contribuire alla formazione del convincimento del giudice.
Il CTU può così acquisire ogni elemento necessario per rispondere ai quesiti del giudice, anche ricavato da documenti non compresi negli atti di causa purché si tratti di fatti puramente tecnici ed accessori e non di fatti che spetta alle parti da provare.
La censura circa l’esorbitanza delle indagini del CTU rispetto ai quesiti formulati resta ininfluente qualora il lavoro svolto dal CTU – anche se sconfinando dal mandato conferitogli – sia comunque attinente alla controversia e sia comunque eventualmente utilizzabile dal giudice.
Il giudice ha sempre la facoltà discrezionale di disporre la rinnovazione delle indagini peritali.
Il giudice può richiedere al CTU chiarimenti sull’indagine già espletata.
La C.T.U. che sia stata eseguita per uno di più procedimenti relativi a cause tra le stesse parti, per la soluzione di problemi tecnici e giudiziari analoghi anche per gli altri, può utilizzarsi per tutti i suddetti procedimenti.
Il CTU può cercare altrove notizie non rilevabili dagli atti processuali relativamente a fatti e situazioni oggetto dell’incarico conferitogli. La C.T.U. può fornire fonte oggettiva di prova solo quando consista in valutazioni tecniche e in accertamenti di situazioni di fatto tali da essere rilevabili unicamente col ricorso a determinate cognizioni tecniche; ma il CTU non può essere incaricato di accertare fatti che possono formare normale oggetto di prova testimoniale, né tantomeno, di esprimere pareri sugli accordi stipulati tra le parti.
 
Particolari prestazioni del CTU
In caso di consulenza tecnica affidata per la valutazione della congruità dei prezzi di un appalto, la constante presenza delle parti e la preliminare comunicazione al perito di parte del giorno, ora e luogo di inizio delle operazioni sono necessari solo nel caso il CTU deve compiere operazioni o attività, come verifiche, accertamenti o ispezioni tecniche sullo stato dei luoghi e sulla consistenza delle cose, ma non quando deve solo comparare i prezzi correnti sul mercato con quelli praticati dall’impresa aggiudicataria.
Il CTU, per determinare gli utili di un’impresa deve innanzitutto esaminare i libri e le scritture della contabilità ufficiale regolarmente tenuta; poi – specie se questa appaia inattendibile o falsa o comunque erronea – può anche accertare ogni concreta circostanza e richiedere informazioni a terzi se ritenga ciò necessario per le risposte ai quesiti posti dal giudice.
Qualora sia controversa la proprietà di un immobile, il giudice di merito, al fine di individuare la parte cui appartenga il relativo diritto, può avvalersi di un CTU per l’acquisizione di dati e pareri che rientrino nella normale competenza di quest’ultimo (sopralluoghi, studio di piante e documenti allegati al processo), ma non può delegargli il giudizio sulla qualificazione degli atti acquisiti dallo stesso CTU.
Il valore degli immobili, ai fini della divisione, va determinato in base ai prezzi di mercato correnti al momento della sentenza di merito e non in base ai prezzi accertati dal CTU nel corso del giudizio divisorio e maggiorati degli indici e della svalutazione monetaria sopraggiunta tra la data dell’accertamento e quella della pronuncia della sentenza, in quanto la rivalutazione degli immobili si verifica spesso con un ritmo più elevato di quello della svalutazione monetaria.
 
Irritualità o nullità della C.T.U.
Eventuali irritualità dell’espletamento della C.T.U. – per essere stati, in serie di conferimento dell’incarico o nel corso del suo espletamento, ecceduti i limiti ad essa connaturati – se non ne determinano la nullità, in difetto di espressa previsione di legge – possono determinare un vizio di motivazione della sentenza che l’abbia posta a fondamento del giudizio.
Dette irritualità determinano la nullità (peraltro relativa, che resta sanata se non opposta nella prima al deposito della C.T.U.) della C.T.U. solo ove incidano sulle garanzie del contraddittorio come quelle consistenti nell’omissione delle comunicazioni alle parti.
 
Relazione e conclusione del CTU
Quando la natura della causa lo consente, il giudice può affidare al CTU il compito di tentare la conciliazione delle parti, evitando così la futura sentenza.
Il tentativo di conciliazione può essere rinnovato in qualsiasi momento dell’istruzione.
Se i litiganti si conciliano, si redige il processo verbale della conciliazione, che viene sottoscritto dalle parti e dal CTU ed inserito nel fascicolo.
Il processo verbale costituisce titolo esecutivo. Deve contenere l’indicazione delle persone intervenute, delle circostanze di luogo e di tempo nelle quali gli atti che documenta sono compiuti; deve inoltre contenere la descrizione delle attività svolte e delle rilevazioni fatte, nonché le dichiarazioni ricevute.
Nel caso contrario, in cui le parti non giungono ad una conciliazione, il CTU fa una relazione, esponendo i risultati delle indagini ed il suo parere, che deposita in cancelleria nei termini fissati dal giudice.
Il giudice assumerà elementi di prova dalle dichiarazioni delle parti riportate nella relazione del CTU, dal contegno delle stesse e dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni.
Non esiste alcun obbligo per il consulente tecnico di esperire il tentativo di conciliazione tra le parti. Il giudice ha peraltro facoltà di domandaglielo ed in questo caso il CTU deve limitarsi ad esprimere al giudice istruttore i punti di accordo o di disaccordo.
 
Relazione di consulenza tecnica
La relazione, che contiene tutti i risultati delle indagini, è l’ultimo degli atti del consulente.
Quando le indagini sono compiute in presenza del giudice istruttore, di esse viene redatto processo verbale.
Il giudice può disporre che il CTU rediga anche relazione scritta, che comunque è obbligatoria nel caso in cui il consulente tecnico compia le indagini senza l’intervento del giudice.
La relazione deve essere depositata nei termini stabiliti dal giudice presso la cancelleria. L’atto del deposito determina nel consulente la cessazione della qualifica di pubblico ufficiale, che rivestiva durante lo svolgimento delle operazioni, ma non lo sottrae dall’obbligo del segreto istruttorio e dal vincolo del giuramento prestato.
E’ buona norma che il CTU conservi una copia della relazione per sé e ne dia una a ciascuna delle parti in causa.
Normalmente la forma della relazione è quella scritta e deve essere stesa su carta bollata per atti giudiziari; in ogni caso non determinerebbe nullità la forma orale. Infatti nell’art. 62 cpc si prevede espressamente tale relazione in udienza da parte del CTU.
Non deve presentare cancellature e abrasioni: le cancellature e le integrazioni possono essere aggiunte alla relazione con postille che formano parte integrante del testo.
Possono sussistere degli allegati alla relazione (documenti, disegni, fotografie, oggetti di varia natura) che hanno il compito di illustrare la relazione per renderla più facilmente comprensibile e per evidenziare il processo logico – mentale utilizzato dal consulente tecnico.
Gli allegati alla reazione non sono soggetti a bollo.
 
Istanza di proroga
In alcuni casi, per eventi non prevedibili, può succedere che il CTYU non riesca a depositare la propria relazione nei termini stabiliti dal giudice istruttore.
In tal caso il consulente, prima della scadenza dei termini, dovrà inoltrare al giudice istanza motivata di proroga.
L’istanza deve essere depositata in cancelleria ed il CTU dovrà accertarsi se viene accolta, respinta o modificata dal giudice istruttore.
 
Integrazione e supplemento d’indagine
Il CTU, prima che la relazione giunga nella sfera di disponibilità del giudice, quindi prima del deposito, può integrarla o rettificarla a proprio piacimento con tutti gli elementi che desidera inserirvi.
Può accadere però che un eventuale errore (di riproduzione materiale del testo, concettuale, di valutazione o di percezione) venga riscontrato dopo il deposito. In tal caso il CTU deve recarsi tempestivamente dal giudice per esporgli il fatto e per chiedere l’autorizzazione a depositare una nuova relazione rettificata.
Se, in ultima analisi, l’errore viene scoperto quando già si è formato il giudicato, ovvero quando il giudice ha già emesso la sentenza, il CTU deve presentarsi al presidente del tribunale sottoponendogli il fatto; se l’errore è stato di una gravità tale da creare nel giudice un convincimento sbagliato che ha quindi determinato il formarsi di una sentenza ingiusta, sarà onere del consulente dare vita a tutte le iniziative necessarie per ristabilire la verità dei fatti, sulla base delle indicazioni formulate dal presidente del tribunale.
Un consulente che tacesse in ordine ad un proprio errore, non solo mancherebbe di professionalità, ma commetterebbe un grave reato, perseguibile a norma di legge.
In ogni caso il giudice, qualora ritenesse non esauriente la perizia tecnica, ha sempre la facoltà di disporre la rinnovazione, pur rimanendo valida ed acquisita agli atti di causa la perizia precedente.
 
Rapporti tra il CTU ed il GI
Il consulente tecnico d’ufficio è un ausiliario tecnico del giudice istruttore, al quale deve riferire tutte le situazioni che si verificano nel compimento del suo mandato.
Dovrà informarlo di eventuali dinieghi o istruzioni delle parti o dei funzionari dei pubblici uffici; se dovrà effettuare indagini che comportano spese ingenti, dovrà chiederne apposita autorizzazione al magistrato, allegando all’istanza i preventivi della spesa.
Comunque il consulente tecnico, anche dopo il deposito della sua relazione, deve rimanere a disposizione del giudice istruttore per eventuali chiarimenti in merito al proprio elaborato.

le conclusioni del C.T.U.

le conclusioni del C.T.U. - STUDIO GIANNINI

            

Adesione del giudice
Il giudice che condivida le conclusioni del CTU dissentendo dalle critiche puntuali e specifiche delle parti non può limitarsi ad un generico rinvio alle argomentazioni del CTU e ricorrere a mere clausole di stile per esprimere la propria adesione a quelle conclusioni ed il dissenso dalle critiche, ma è invece obbligato ad una adeguata motivazione delle proprie valutazioni.
Il giudice del merito può trarre elementi di convincimento anche dalla parte della C.T.U. eccedente i limiti del mandato, ma non sostanzialmente estranea all’oggetto dell’indagine in funzione della quale è stata disposta.
Qualora condivida le conclusioni del CTU, il giudice può non esporre specificamente le ragioni del proprio convincimento; l’obbligo della motivazione è infatti assolto già con l’indicazione delle fonti dell’apprezzamento espresso, dalle quali si possa desumer che sono state implicitamente rigettata le deduzioni contrarie delle parti.
Il giudice, nella motivazione della sentenza, deve dare conto, di regola, della relazione del CTU anche se ne condivide le conclusioni e non limitarsi semplicemente a richiamarle; ma quando si tratti di una relazione di natura specificamente contabile alla quale le parti abbiano mosso argomentati rilievi, il giudice è obbligo ad una motivazione dettagliata.
Quando i rilievi all’operato del CTU sono stati avanzati dopo il deposito della relazione (e non hanno ricevuto risposta, quindi, in tale relazione), il giudice che condivida il parare del CTU deve esporre le ragioni per cui ha ritenuto infondati gli argomenti delle parti, pur specifici, puntuali e sostenuti da elementi di prova.
 
Dissenso del giudice
Il giudice può non condividere le argomentazioni tecniche del CTU – sia quando esse siano intimamente contraddittorie, sia quando il giudice stesso sostituisca ad esse altre argomentazioni tratte da proprie personali cognizioni tecniche – con l’unico onere di accompagnare la propria decisione in tal senso con una motivazione adeguata, priva di errori di diritto e di difetti di logica.
E non può limitarsi alla mera affermazione di principi tecnici, di cui non sia indicata la fonte e non sia pertanto possibile verificare congruità ed esattezza e che non siano sorretti da ragionamento idoneo a spiegarli, ragionamento non ravvisabile nella semplice valutazione di “evidenza”.
Ma deve indicare in particolare gli elementi di cui si è avvisato per ritenere erronei gli argomenti sui quali il CTU si è basato, ovvero gli elementi probatori, i criteri di valutazione e gli argomenti logico-giuridici per addivenire alla decisione contrastante con il parere del CTU.
Qualora il dissenso dalle conclusioni del CTU attenga non alla valutazione ed all’interpretazione degli elementi obiettivi da questo acquisiti ma alla loro stessa esistenza, il giudice non può limitarsi ad affermazioni generiche per mettere in dubbio o negare tali elementi.
 
Chiarimenti, indagini suppletive e nuove
Il giudice di merito può disporre indagini tecniche suppletive od integrative di quelle già espletate, sentire a chiarimenti il CTU ovvero disporre addirittura la rinnovazione delle indagini con la nomina di altri CTU.
 
 
Conclusioni, termine e deposito della relazione di CTU
Il CTU non è tenuto a riportare nella relazione i risultati di tutte le indagini, dovendo valutarsi la legittimità e concludenza dell’elaborato nella sua globalità.
Il termine per il deposito della relazione di CTU non ha carattere perentorio: ne consegue che, in sede di appello, la sua inosservanza può incidere sulla validità della consulenza solo quando, non essendo il deposito avvenuto almeno 10 giorni prima della nuova udienza di discussione, vi sia stata violazione del diritto di difesa.
Il termine indicato per la presentazione della relazione del CTU ha carattere ordinatorio, perché non è comminata per la sua inosservanza alcuna sanzione. Pertanto il suo mancato rispetto comporta una nullità di ordine relativo che può essere pronunciata soltanto se la parte – nel cui interesse il requisito è stato stabilito – formuli la relativa eccezione nella prima istanza o difesa successiva alla scadenza del termine per il deposito della relazione peritale oppure solleciti la sostituzione del CTU.
 
Due CTU
Adesione (del giudice) ad una di due C.T.U.
Qualora vengano espletate due C.T.U., il giudice che aderisce alle conclusioni di una di esse non è obbligato a indicare le ragioni per cui non condivide le contrarie valutazioni dell’altro.
Qualora vengano nominati, nel corso del giudizio ed in tempi successivi, due o più CTU le cui conclusioni siano tra loro contrastanti, il giudice può seguire il parere dell’uno o dell’altro o anche discostarsi da tutti purché giustifichi adeguatamente il proprio convincimento; in particolare, quando intenda uniformarsi al parere del secondo CTU il giudice non può limitarsi ad una acritica adesione ad esso ma deve invece valutare le eventuali censure di parte e giustificare la propria preferenza indicando le ragioni per cui ritiene di dover disattendere le conclusioni del primo CTU salvo che queste non siano state già criticamente esaminate nella nuova relazione peritale, nel qual caso non occorrerà una minuziosa confutazione delle argomentazioni esposte nella prima C.T.U. ma sarà sufficiente accettare ragionatamente le conclusioni della seconda C.T.U.
 
Adesione alla seconda di due C.T.U.
Quando in presenza di due successive contrastanti C.T.U. il giudice aderisca al parere del secondo consulente la motivazione della sentenza è sufficiente pur se tale adesione non sia specificatamente giustificata, ove il secondo parere tecnico fornisca gli elementi che consentano su un piano positivo, di delineare il percorso logico seguito e, sul piano negativo, di escludere l’esistenza di rilevanti contrari elementi.
Il giudice che condivida le conclusioni del CTU non è tenuto ad una motivazione particolareggiata poiché tale obbligo è da ritenersi assolto con l’indicazione della relazione di CTU come fonte di convincimento. Questo principio è applicabile anche nel caso in cui le valutazioni contenute in una prima relazione di CTU siano state oggetto di esame critico in una successiva C.T.U., alle difformi conclusioni della quale il giudice di merito ritenga di aderire; anche in questo caso, infatti, è sufficiente la ragionata accettazione dei risultati della nuova C.T.U. per ritenere implicitamente disattese le argomentazioni della prima consulenza; però difetta di motivazione la sentenza che aderisca all’una o all’altra consulenza senza evidenziare le ragioni della scelta operata ovvero, pur confrontando le diverse conclusioni peritali e rilevandone le divergenze valutative, ne recepisca acriticamente talune, senza esporre congruamente le ragioni per cui le altre sono state escluse.
 
Adesione (del giudice d’appello) alla C.T.U. di primo grado
Il giudice d’appello, malgrado abbia disposto la rinnovazione della C.T.U. espletata in primo grado, può accogliere le conclusioni della prima anziché della seconda consulenza, purché contesti le argomentazioni della consulenza non accolta e motivi le ragioni della scelta, anche in relazione alle critiche delle parti.
Il giudice d’appello, pur non essendo tenuto, ove aderisca alle conclusioni del proprio CTU, a precisare in modo specifico le ragioni di tale adesione, anche in presenza di rilievi mossi dalla parte – non può tuttavia recepire acriticamente le conclusioni del CTU di primo grado quando l’operato di costui sia stato posto in discussione con specifiche censure, potenzialmente idonee ad incidere sulla soluzione della controversia, avendo egli in tal caso l’obbligo di prendere in esame tali rilievi sia per verificarne la fondatezza mediante il rinnovo dell’indagine tecnica, sia per disattenderli con adeguata motivazione.
 
Adesione alla C.T.U. di secondo grado
Qualora le valutazioni espresse dai CTU nei due gradi del giudizio di merito siano fra loro contrastanti, il giudice d’appello che ritenga di dover prestare completa adesione alle conclusioni formulare dal CTU da lui stesso nominato, non è obbligato ad indicare le ragioni per le quali disattende la contraria valutazione espressa dalla prima C.T.U. la quale deve ritenersi, eventualmente anche per implicito, rifiutata in base alle contrari considerazioni espresse nella seconda consulenza.
 
Adesione (del giudice di primo o secondo grado) ad una di due C.T.U. entrambe di primo grado
Nel caso in cui nel corso del giudizio di primo grado siano stati nominati, in tempi successivi due CTU le cui conclusioni siano fra loro contrastanti, il giudice di appello (come quello di primo grado) può seguire il parare dell’uno o dell’altro o anche discostarsi da entrambi purché dia adeguata giustificazione del suo convincimento, salva peraltro l’esperibilità di un’ulteriore indagine tecnica la quale è opportuna, se non addirittura indispensabile, qualora fra le consulenza già espletate vi sia notevole divergenza.
 
Altri incarichi del CTU
 
Accertamento tecnico-preventivo e ispezione giudiziale
Chi ha urgenza di far verificare, prima del giudizio, lo stato dei luoghi o la qualità o la condizione di cose, può chiedere che sia disposto un accertamento tecnico o un’ispezione giudiziale.
Il presidente del tribunale, il pretore o il cancelliere provvedono alla nomina del consulente tecnico e fissano la data di inizio delle operazioni.
 
Il concordato preventivo
Per la stima dei beni mobili ed immobili è spesso richiesto, nel concordato preventivo, l’aiuto di un consulente tecnico.
In questo caso, il CTU è solitamente un tecnico (geometra o simili) o un dottore commercialista in grado di valutare i beni del debitore.
Il consulente tecnico dovrà fare un inventario di tutti i beni, mobili e immobili, dell’impresa, stimandone il valore economico. Questo lavoro dovrà essere svolto con massima cautela e molto scrupolosamente, perché da questo dipende l’eventuale accettazione e quindi l’omologazione del concordato preventivo.
 
L’amministrazione controllata
Nei casi di trasferimento di aziende, impianti e complessi aziendali o di immobili e mobili in blocco è consentita la vendita senza incanto e la vendita ad offerta privata, previa l’autorizzazione dell’autorità di vigilanza e sentito il parare del comitato di sorveglianza. In queste ipotesi, il valore dei beni da trasferire è determinato da uno o più esperti nominati dal commissario liquidatore i quali si atterranno ai criteri di valutazione propri a ciascun dei beni da trasferire e, nel caso di aziende o complessi aziendali, ad un criterio di valutazione che tenga conto, tra l’altro, della redditività all’atto della stima e nel biennio successivo.